Ma Lei può leggere le mute parole dei miei occhi e il loro imbarazzo… e dolcemente sorride del mio desiderio, lo sente sfiorare
Conosce i miei desideri quanto io conosco i Suoi e gioca con essi, sa che Le basta poco per avermi in Suo potere, che il mio desiderio dipende dai Suoi ordini e dai Suoi sguardi.
Continua a sorridere e anche Lei prova un lieve imbarazzo mentre i nostri pensieri si intrecciano davanti a noi, nel silenzio dell’attesa.
Scambiamo brevi frasi distratte mentre sorseggiamo il caffè, fingendo di non conoscere i nostri sogni che si beffano del nostro vano tentativo di prendere tempo.
Non appena prende una sigaretta, mi precipito ad accenderla, provando una dolce e travolgente emozione in quel semplice e innocente gesto con cui La servo.
“A cosa pensi?”, mi chiede mentre inizia a dondolare il Suo piede e il mio sguardo lo segue, come se quel movimento mi ipnotizzasse, ammaliandomi come il canto di una sirena.
Potrei dirLe dei miei pensieri che Lei già immagina, che riesce quasi a vedere tra le nuvole di fumo che danzano nella stanza, ma l’imbarazzo me lo impedisce e resto in silenzio, offrendomi a Lei in una muta e incondizionata resa, sperando che Lei se ne avvalga trionfando sulle emozioni.
Finisce la sigaretta e all’improvviso lascia che l’infradito scivoli via dal piede, lasciando che il sole e il mio sguardo bacino la sua nudità.
Per un breve istante s’incrociano i nostri sguardi complici dell’attesa del nostro desiderio che freme e si rincorre in quel silenzio.
Non posso resistere alla luce che si riflette sullo smalto perlato che orna le Sue unghie e le fa brillare come pietre preziose.
Mi avvicino e Lei segue i miei movimenti, compiacendosi nel vedermi chino ai Suoi piedi, tenendo tra le mani l’infradito che ha fatto cadere e che non vorrei mai calzarLe.
Resto fermo, in ginocchio davanti a Lei, attendo implorandoLa con lo sguardo… Lei allora solleva il piede fino a sfiorarmi le labbra, il profumo della Sua pelle mi raggiunge e mi avvolge e le mie labbra tremanti si schiudono sulle Sue dita.
Come un dolce frutto sento il sapore della Sua pianta riempire la mia bocca adorante, Lei si abbandona a quel piacere ed io lo sento mentre fa scivolare il piede sul mio viso cercando l'umido delle mie carezze… sento le Sue emozioni mentre lievemente lo preme sulle mie labbra e quando copre il mio volto come se volesse nascondere quelle sensazioni al mio sguardo, come se volesse che io le percepissi solo attraverso i movimenti del Suo piede.
Un brivido intenso mi travolge, quando sento l'altro Suo piede denudarsi e sfiorare il mio petto, risalire anch’esso fino al mio viso e lasciare che le carezze della mia lingua percorra i delicati solchi della Sua pianta e poi tra le dita, che si insinuano tra le mie labbra e giocano nella mia bocca mentre le succhio dolcemente.
Poi, sempre lasciandoli scivolare sul mio viso e sul mio petto, li allontana, come leggiadre ali di farfalla si posano con la punta sul pavimento ed io incapace di resistere li seguo, per lambirli con i miei baci.
Lei abbandona un piede tra le mie mani, io lo stringo appena, delicatamente, continuando a baciarlo, mentre Lei poggia l'altro sul mio capo e mi accarezza i capelli, facendolo scivolare di tanto in tanto lungo la mia schiena, con un movimento in cui riesco a leggere il piacere che prova per le carezze delle mie labbra.
Si è fatto tardi, è ora di andare”, sussurra poco dopo, con un gemito.
A malincuore l' aiuto a calzare nuovamente gli infradito e resto in ginocchio, quando Lei si alza, sfiorando per un ultima volta i Suoi piedi con un bacio, prima che i Suoi passi si allontanino da me.
Lo schiavo nessuno
P.S. Non potendo lastricare la strada di petali di rose al Suo Divino passaggio, mi permetto, con la massima umiltà di donarLe questo mazzo di rose rosse,(purtroppo solo virtualmente), nella speranza che un giorno possa depositare un mazzo di rose ed il sottoscritto, realmente ai Suoi Piedi.

Divina ed unica vera Dea, Regina delle Regine, Signora e Padrona del mio cuore, io lo schiavo nessuno indegno persino di ripulire dai Suoi stivali la polvere, mi concedo l'ardire, sempre con umiltà, ed a capo chino (nella speranza che un giorno questo mio inutile capo possa essere l'appoggio delle Sue Divine estremità ed un morbido cuscino su cui Lei o Suprema Divinità si possa sedere come su di un trono), mi permetto di dedicarLe questa piccola poesia da me scritta.
RispondiEliminaIL SUO CANE
Stasera
è proprio stasera
sarò il Suo cane
dovrò stare a quattro zampe per Lei
dovrò leccarLe i piedi
eseguire tutti i Suoi ordini
davanti a tutti
farmi guardare mentre lo faccio
farmi giudicare
rimanere a testa bassa
accanto alle Sue gambe
perchè l’ho voluto io
ho voluto essere il Suo cane
il Suo unico cane
mia Divina Padrona
per una sera.
L'umile schiavo nessuno